Forex e Tasse: ecco la situazione attuale

Sulla tassazione Forex c’è stata a lungo poca chiarezza, che è stata risolta con l’intervento dell’Agenzia delle Entrate, e più esattamente con la circolare 102/E (ottobre 2011), quando il trading sulle valute è stato definitivamente equiparato a quello degli strumenti finanziari derivati, trattando allo stesso modo le plusvalenze e le minusvalenze.

A riguardo però il legislatore recentemente non si è mostrato del tutto concorde con questa interpretazione, in quanto nel definire la disciplina che ha reso operativa la Tobin Tax a partire dal 1 marzo 2013, ha incluso la sua applicazione agli strumenti derivati, lasciando però fuori proprio il Trading Forex.

Ciò non toglie che i traders debbano dichiarare le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dall’attività di trading, a seconda che abbiano scelto un broker che funge o meno da sostituto di imposta.

Questo aspetto è molto diverso, e dipende dalla scelta a monte fatta sull’adesione al regime amministrato o dichiarativo, che a sua volta dipende dal tipo di broker scelto.

I broker italiani (ovvero quelli autorizzati dalla Consob) devono dare la possibilità di scegliere tra l’uno o l’altro tipo di regime fiscale, mentre i broker stranieri non hanno questo obbligo e generalmente offrono solo il regime amministrato, pur restando obbligati a comunicare entro il 28 febbraio di ogni anno, la certificazione relativa all’ammontare delle minusvalenze e plusvalenze generate nel corso dell’anno precedente (ad esempio febbraio 2013, relativo alle performance positive o negative di tutto il 2012).

Capital gain e aliquota fiscale

Indipendentemente dal tipo di regime fiscale scelto, le plusvalenze derivanti dal trading delle valute viene assoggettato alla disciplina dei “redditi diversi” così come avviene per ogni altra forma di capital gain, ed è pertanto assoggettato ad una aliquota fissa del 20% solo sulle plusvalenze generate. La differenza tra regime amministrato e dichiarativo sta nel fatto che nel primo caso la compensazione tra i rendimenti e le perdite avvengono giornalmente, mentre per quello dichiarativo la compensazione viene effettuata con la chiusura dell’anno fiscale.

Regime fiscale amministrato o dichiarativo?

Come già accennato, la principale differenza sta nel fatto che con il regime fiscale amministrato, ogni giorno è il broker che fungendo da sostituto di imposta, compensa le plusvalenze con le eventuali minusvalenze, applica l’imposta del 20% sulle eccedenze positive e ne “liquida” il relativo ammontare, così che al trader rimane solo la parte netta dell’investimento.

Invece con quello dichiarativo, il trader può reinvestire completamente i guadagni e nella dichiarazione dei redditi dovrà poi inserire tra i “redditi diversi” le plusvalenze, o riportare le minusvalenze che verranno messe a compensazione negli anni successivi, pagando quindi il saldo delle tasse in modo posticipato. La scelta dell’uno o dell’altro regime fiscale dipende dalle possibilità di scelta (i broker possono non offrire alternative) e alle preferenze di ognuno.

Dichiarazione dei redditi e scelta di broker italiani e non

In sede di dichiarazione dei redditi c’è un altro aspetto da considerare, e dipende proprio se la scelta riguarda un broker “italiano” o estero. I primi infatti (specialmente quando si tratta di banche o broker che consentono di fare trasferimenti su un conto deposito ‘per tradare’ del tipo Italia-Italia), richiedono un passaggio in meno nella compilazione del modello di dichiarazione dei redditi (l’Unico o il modello 730 integrato con l’apposita sezione del frontespizio dell’Unico), ovvero non necessitano la compilazione del rigo del modello relativo al trasferimento di fondi all’estero, che si deve compilare logicamente per i broker esteri, ma a patto che l’importo trasferito sia stato pari o superiore ai 10 mila euro.

L’indicazione dei vari righi dei modelli può variare di anno in anno, ma basta cercare le voci relative agli “investimenti all’estero” (generalmente RW) e quelle dei redditi diversi soggetti a imposta sostitutiva (generalmente rimandati sempre alla lettera R).

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