Previsioni di crescita per il 2013

Per l’ultima valutazione del 2012, presenteremo le previsioni di crescita economica per il 2013 da parte delle più importanti istituzioni. In generale, le ultime previsioni presentano un quadro dell’economia globale più cupo rispetto a quelli dei mesi precedenti. In tutto il mondo la situazione economica non sembra andare meglio in quanto, secondo l’FMI, “le prospettive sono peggiorate ulteriormente ed i rischi aumentati”.

FMI: Le previsioni di crescita del Fondo monetario internazionale per il 2013 sono state riviste al ribasso al 3,6%. Il Capo Economista dell’Fmi, Olivier Blanchard, ha detto in riunione annuale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca mondiale a Tokyo: “la crescita bassa e l’incertezza nelle economie avanzate stanno interessando i mercati emergenti e in via di sviluppo sia attraverso i canali commerciali che quelli finanziari, aggiungendosi alla debolezza interna”. Si noti che l’FMI ha precisato che la sua previsione dipende da due presupposti fondamentali di politica, che i leader europei  tengano sotto controllo la crisi dell’Eurozona e che venga trovata una soluzione per il Fiscal Cliff entro la fine dell’anno. Un fallimento nel raggiungimento di uno di questi due obiettivi spingerebbe la crescita reale molto più in basso.

OCSE: l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo ha tagliato le sue previsioni di crescita per il 2013 (per le economie dei 34 paesi membri) dal 2,2% previsto a maggio all’1,4%. Pier Carlo Padoan, capo economista dell’OCSE, ha avvertito che il rischio di una grave recessione globale non è da escludere: “Negli ultimi tempi, i segni di uscita dalla crisi hanno dato vita ad un nuovo rallentamento o addirittura si assiste ad un doppio minimo di recessione in alcuni paesi “.

BCE: la Banca centrale europea ha tagliato le sue previsioni di crescita per il 2013 a     -0,3%, (rispetto alle previsioni di settembre, che segnalavano un +0,5%), e questo fa seguito alla previsione di crescita di -0,5% nel 2012. Il presidente della BCE, Mario Draghi, ha detto che la debolezza della zona Euro è destinata a continuare nel prossimo anno, dato che i principali indicatori economici riflettono la debolezza dell’economia europea. Allo stesso tempo, Draghi fornito una visione più ottimista, dicendo che una graduale ripresa dovrebbe iniziare verso la fine del 2013, a causa del previsto aumento della domanda mondiale e degli effetti positivi dei bassi tassi di interesse sull’economia europea.

 

Perché i rischi spingono al ribasso

Tutte le organizzazioni prevedono un tasso di crescita globale inferiore al previsto nel 2013. Il dubbio che tutti dovrebbero porsi è: dato che i rischi tendono al ribasso, questo significa che i tassi di crescita reali potrebbero essere ancora più bassi. Diversi fattori possono compromettere il tasso di crescita dell’economia mondiale nel 2013 e mettere in pericolo le previsioni delle organizzazioni leader nel corso del prossimo anno, e tra queste:

L’incertezza riguardante la politica: i governi di tutto il mondo, soprattutto in Europa, hanno agito per stabilizzare i mercati finanziari. Dopo che le banche centrali di tutto il mondo hanno fornito una sorta di “cuscinetto di sicurezza” per gli investitori, i governi dovranno ora iniziare ad attuare delle decisioni pragmatiche che possano portare alla stabilizzazione dell’economia globale. In questo contesto, vanno segnalate le dichiarazioni dell’FMI, ossia che “una questione chiave è se l’economia globale è stata solo colpita da una turbolenza in quella che è stata sempre ritenuta una ripresa lenta e irregolare o se il rallentamento potrà avere una componente più duratura”. Secondo gli economisti del FMI, la risposta a tale domanda dipende da come i politici in Europa e negli Stati Uniti si occuperanno delle loro sfide economiche a breve termine.

Il moltiplicatore fiscale e le politiche di austerità dei governi: i governi dei paesi più sviluppati (Giappone escluso) sono impegnati ad adottare misure di austerità di bilancio, che si prevede possano colpire la crescita globale. Quindi, questo avverrà anche se si tiene conto del fatto che gli aumenti fiscali previsti ed i tagli di bilancio negli Stati Uniti (il fiscal cliff), in programma per l’inizio del 2013, saranno ritardati. Il moltiplicatore fiscale è una misura di come i cambiamenti nella politica fiscale (come la spesa e la tassazione) influenzino la crescita. Secondo i calcoli più recenti condotti da economisti dell’FMI, questo parametro è attualmente ad 1-1,5, il che significa che le misure di austerità pari all’1% del PIL, possono incidere circa 1,0% -1,5% sul PIL di quel paese. Inoltre, l’FMI stima che le misure di austerità delle economie del G-20 nei prossimi due anni saranno superiori a quelli registrati nel 2012.

Ulteriore calo dei finanziamenti alle famiglie ed alle aziende: le società e le imprese del settore finanziario saranno un altro ostacolo per la crescita dell’economia globale.

Due approcci principali alle misure di austerità

Ci sono due modi per affrontare la politica economica.

L’approccio keynesiano prevede l’aumento della la spesa pubblica, aumentando il deficit durante le recessioni, al fine di stimolare l’economia. Per incoraggiare la spesa pubblica i governi di solito riducono le tasse.

L’approccio non-keynesiano sostiene che il passo più importante per stimolare  la crescita futura potrebbe essere quello di ridurre il debito del governo con una dura austerità al fine di ridurre i rendimenti del debito sui mercati finanziari e rendere più facile per il paese finanziare più del debito in quanto i rendimenti obbligazionari più bassi riducono il costo del denaro.

Qual è l’approccio migliore per la gestione della crisi del debito? L’approccio del nuovo governo giapponese si basa su principi opposti rispetto a quelli applicati da parte dei politici europei (guidati dalla Germania) nella propria lotta contro la crisi del debito, una politica molto espansiva fiscale in Giappone rispetto alla rigorosa politica di austerità in Europa. Sarà interessante esaminare i risultati del nuovo esperimento economico del Giappone contro la vecchia Europa, che non ha ancora trovato delle ricette vincenti.

Martedì 01/01/2013

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